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Il beato Pietro nacque a Montecchio (antico nome di Treia), nel Maceratese, intorno all'anno 1230, discendendo dalla nobile famiglia Marchionni, famosa in ambito militare. Trascorse i primi anni della giovinezza nell'agiatezza e nella spensieratezza, per poi andare alla ricerca di una vita evangelicamente più genuina e austera, così che si imbatté nell'esperienza dei che lo affascinò al punto da farsi frate nell'Ordine dei Minori. Desideroso di imitare le virtù di san Francesco, ne seguì anche materialmente le orme, dimorando a lungo a La Verna, dove dedicava molto tempo alla contemplazione, ma fu anche un religioso attivo, soprattutto nel ministero della parola, come predicatore instancabile. Percorse le Marche affascinando le folle con la sua predicazione, e aveva il dono di commuovere i peccatori riportandoli a Dio attraverso la confessione e la conversione.
La sua attività principale fu la predicazione, itinerante tra vari conventi della Marca Anconitana, al punto che Bartolomeo da Pisa lo definì “fama sanctitatis et praedicatione excellens” ovvero eccellente per fama di santità e per la predicazione. Insieme al suo amico e confratello Corrado da Offida, con cui strinse un profondo legame fraterno, partecipò attivamente al dibattito interno all'Ordine, sostenendo gli "spirituali", quei frati pauperisti che intendevano mantenersi fedeli agli ideali austeri del francescanesimo primitivo.
È famoso anche per le sue visioni ed estasi: ad Ancona nel convento di S. Francesco ad Alto, primo insediamento minoritico nella città, il beato Pietro si elevò da terra quasi 2 metri e mezzo sino ai piedi del Crocifisso, davanti al quale era in adorazione; a Sirolo ebbe la visione di San Michele Arcangelo, il quale, in segno di gratitudine per la Quaresima che il beato praticava in preparazione della sua festa, gli concesse la grazia della certezza del perdono dei peccati. Dopo Sirolo, sia il beato Corrado che Pietro si spostarono al convento di Forano (Appignano MC), dove entrambi ebbero visioni celestiali. Il beato Pietro ebbe un’altra apparizione della Vergine, accompagnata a S. Giovanni evangelista e S. Francesco, probabilmente risalente al 1289. Nello stesso luogo il beato avrebbe assistito personalmente alla visione della Vergine con il Bambino avuta da frate Corrado da Offida.
I Fioretti di San Francesco lo definiscono "stella lucente nella Provincia della Marca e uomo celestiale". Morì nel convento di Sirolo il 19 febbraio 1304, già in aria di santità per i miracoli operati e la venerazione subita, ma solamente il 31 agosto 1793 papa Pio VI confermò il suo culto con il titolo di Beato. Le sue spoglie riposano tuttora nella chiesa del Santissimo Rosario di Sirolo, dove è compatrono venerato.
Il Riconoscimento del Culto del Beato Pietro a Treia (1793)
All'interno del volume delle 1791-1799 del Comune di Treia, in data 11 settembre 1793, viene registrato l'importante riconoscimento del culto del Beato Pietro da parte della . Il verbale della giornata esordisce con un tono di solenne celebrazione1:
“Dobbiamo con ragione consolarci, che tra le molte generazioni, che sono state in vari
secoli, quante ne sono decorsi doppo la morte del n[ost]ro Glorioso Concittadino il Bea=
to Pietro, la nostra unicamente abbia avuto il lieto pensiero di procacciare dal
Vaticano l'approvazione del di Lui culto, ed abbia ottenuto la bella sorte di
riuscire in sì lodevole impiego. È già come è noto a ciascuno la causa al suo com=
pimento. È emanato il favorevole rescripto p[er] l'Officio, e la Messa di d[etto] Beato in
minore…”
I consiglieri treiesi esprimono profonda soddisfazione per aver ottenuto, dopo secoli di tentativi, l'approvazione ufficiale della Messa e dell'Officio in rito doppio minore. Tale grado liturgico, pur non raggiungendo il massimo livello di solennità, rappresentava un prestigioso riconoscimento per un santo locale.
Un punto cruciale della discussione riguarda la creazione di un'effigie ufficiale per la diffusione del culto. Si decide di realizzare un Rame (una matrice per incisioni) che serviva da modello iconografico fedele2:
Un Rame, che p[er] l'effigie del Beato potrebbe desumersi dalla fisonomia del qua=
dro di Sirolo, benché dipinto molto doppo la morte del Beato dal Diziano, pare
per antica tradizione si crede estratto dal suo vero Originale. Nel resto poi
parrebbe essere il Rame consimile al Quadro dipinto dal Ciaramponi, che si con
conserva in q[ue]sto Palazzo Pub.[bli]co”
La comunità intende quindi basare l'immagine del Beato su due riferimenti autorevoli: il dipinto conservato a Sirolo (ritenuto derivante dal vero volto del beato anche se realizzato dopo la sua morte) e l'opera del Ciaramponi custodita allora nel Palazzo Pubblico di Treia.
Il progetto per onorare il Beato prosegue con diverse iniziative pratiche come la realizzazione a stampa di un compendio che riunisce la vita, le virtù e le opere del beato, organizzare un triduo solenne. Infine fa un rendiconto dettagliato delle spese sostenute dalla comunità per "spingere" la causa a Roma, incluse le spese per la ricognizione del cadavere, i rimborsi per i viaggi e anche gli imprevisti curiosi come la morte di un mulo durante il viaggio.
Il verbale di giornata termina con la risposta del Consultore Angelo Grimaldi a quanto espresso dagli oratori. Pertanto, dichiara di voler pagare a spese pubbliche il rame e la stampa e tutto ciò che occorre per la causa. Viene suggerito di celebrare il triduo solenne entro il mese di settembre (in occasione di San Michele) o al massimo a novembre, con una somma di 150 scudi, chiarendo però che la spesa sia solo per quest’anno “Ben intesi, che questa spesa sia p[er] un'unica volta in quest'anno.”
Viene poi riportata la votazione finale: La proposta viene approvata con 19 voti favorevoli e 1 solo contrario (uno in contrarium reperto).
Le raffigurazioni del Beato Pietro a Treia
All’interno della cattedrale della Santissima Annunziata di Treia, la cappella a sinistra dell’altare è dedicata al Beato Pietro, ma in essa non è presente nessuna rappresentazione dello stesso, mentre due quadri che lo rappresentano sono esposti in sagrestia.
Un dipinto di Pasquale Ciaramponi (Treia 1734-1792), allievo di Gaetano Lapis di Cagli (PU) è presente nella sagrestia (entrando a sinistra) della Cattedrale e rappresenta l’Estasi del Beato Pietro da Treia. Il quadro, un olio su tela del XVIII secolo, esprime un senso di perfezione formale con richiami barocceschi. Il Santo è rappresentato come in volo davanti al Crocifisso e dietro di lui un compagno lo indica e segue il movimento; il cielo con le nuvole si apre con testine angeliche, mentre in primo piano a sinistra come a voler comunicare con l’osservatore un gruppo con una nobildonna posta di ¾ che tiene stretto suo figlio mentre osserva la scena e sembra avere il braccio destro rivolto verso il basso/osservatore; dietro di lei una fanciulla ci indica con timore la scena. L’episodio narrato è quello avvenuto ad Ancona nel convento di S. Francesco ad Alto dove il beato Pietro si elevò da terra quasi 2 metri e mezzo sino ai piedi del Crocifisso, davanti al quale era in adorazione. In basso a destra si legge “Beatus Petrus a Treia obiit Siroli 1304” ovvero Beato Pietro da Treia morto a Sirolo nel 1304.
Un’altra rappresentazione del Beato Pietro da Treia si trova a destra dell’ingresso della sagrestia ed è una tavola dipinta attribuita a Giovanni di Corraduccio rappresentante la Visione del , proveniente dal convento francescano osservante della Santissima Annunziata di Forano (Appignano, MC). Tale tavola dipinta è stata donata al capitolo della cattedrale di Treia nel 1812 dalla famiglia Grimaldi, che l’aveva acquistata dai frati durante le soppressioni napoleoniche. La tavola dipinta nei primi decenni del Quattrocento, ha la singolare formula della centina ribassata ed è un'opera dal profondo significato teologico, incentrata sulla celebrazione di due specifici miracoli legati alla tradizione francescana e tratti dai Fioretti. L'evento principale, ispirato al capitolo XLII, è rappresentato al centro del dipinto: all'interno di una mandorla di luce sorretta da angeli, la Madonna porge il Bambino Gesù al Beato Corrado da Offida. La presenza dei santi (da sinistra) Lorenzo, Giovanni Evangelista, Giovanni Battista e Francesco non è solo decorativa, ma serve a richiamare un secondo miracolo avvenuto nel convento di Forano. In questa visione, riportata nel capitolo XLIV, il Beato Pietro da Treia riceve risposta a un suo dubbio sulla Passione direttamente da San Giovanni Evangelista, il quale chiarisce la gerarchia del dolore vissuta da Maria, da lui stesso e, infine, da San Francesco.
L'organizzazione dello spazio pittorico segue una rigida distinzione gerarchica e simbolica. Ai piedi della Vergine si trovano inginocchiati i Beati Pietro da Treia e Corrado da Offida, le cui aureole a raggiera si differenziano nettamente dai nimbi finemente decorati a punzone riservati ai santi e agli angeli. In proporzioni ancora più ridotte compare il Beato Giovanni da Monte Santa Maria, anch'egli testimone di visioni mariane nel convento di Forano. Agli estremi della composizione, quasi ai margini della scena sacra, sono raffigurati i committenti in dimensioni minuscole: un laico dalla barba scura sulla destra e un frate sulla sinistra, identificabile come il guardiano del convento, probabilmente chiamato Lorenzo data la sua collocazione vicino all'omonimo santo.
L'intera rappresentazione è animata da una schiera di angeli musicanti colti in diverse attitudini, che contribuiscono a creare un'atmosfera di festa celeste intorno alla mandorla centrale. A coronamento dell'opera, nella parte alta, corre un fregio popolato da dodici santi che tengono in mano dei cartigli identificativi. Nonostante il passare del tempo abbia causato gravi lacune e la perdita di parte delle iscrizioni originali, l'opera mantiene intatta la sua funzione comunicativa, agendo come una complessa sintesi visiva della devozione e della storia dei beati legati al territorio marchigiano.
All'interno della Cattedrale di Treia si conserva una tela di grande intensità mistica e narrativa: Il Beato Pietro incontra San Michele Arcangelo. L'opera traduce in immagini uno degli episodi più celebri legati alla vita del Beato Pietro.
Il dipinto immortala l'evento miracoloso avvenuto durante il soggiorno del Beato presso lo storico convento di San Francesco a Sirolo, sul Monte Conero (struttura purtroppo demolita all'inizio del XX secolo). Secondo le fonti storiche dei Fioretti e degli Actus, il Beato Pietro era solito ritirarsi in quel luogo per una rigorosa quaresima di digiuno e preghiera in preparazione alla festa dell'Arcangelo, il 29 settembre.
Fu proprio durante una di queste estasi ascetiche che San Michele gli apparve. L’Arcangelo manifesta la propria riconoscenza al devoto portandogli in dono la grazia suprema, ovvero la certezza spirituale dell'assoluzione e del perdono dei suoi peccati. La tradizione lega indissolubilmente quel soggiorno a Sirolo a un clima di miracoli e fervore spirituale, condiviso da Pietro insieme al compagno di fede, il Beato Corrado da Offida.
La scena si svolge in un interno solenne e monumentale che ricorda l'architettura di una chiesa, definito da maestose colonne e da un pavimento marmoreo geometrico che conferisce profondità prospettica allo spazio sacro.
Sulla sinistra, la figura imponente di San Michele Arcangelo domina la scena. Rivestito della sua tipica armatura guerriera, l'Arcangelo regge saldamente la spada con la mano destra, simbolo del suo ruolo di difensore della fede contro le forze del male. Con la mano sinistra, invece, compie un gesto d'invito, indicando verso l'alto un gruppo di angioletti apparsi miracolosamente tra le nubi del cielo, a testimonianza dell'apertura del canale divino.
A destra, inginocchiato in umile e totale sottomissione, si trova il Beato Pietro. Colto nel cuore della sua visione, l'asceta volge lo sguardo rapito verso l'alto, con gli occhi fissi sull'apparizione celeste. Il contrasto tra la fiera postura dell'Arcangelo guerriero e l'abbandono mistico del frate francescano costituisce il nucleo emotivo e spirituale dell'intera composizione.
1 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1791 - 1799, pag. 157.
2 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1791 - 1799, pag. 157.
Altre fonti:
https://www.santiebeati.it/dettaglio/90710
https://www.treccani.it/enciclopedia/pietro-da-treia-beato_(Dizionario-Biografico)/
http://id.sbn.it/bid/UMC0981344 La Santissima Annunziata storia del duomo di Treia, a cura di Ivano Palmucci, Treia, Vicaria di Treia, Accademia Georgica, 2014 pp. 108-111.
https://www.beweb.chiesacattolica.it/benistorici/bene/4675757/Scuola+dell%27Italia+centrale+sec.+XVIII%2C+Beato+Pietro+da+Treia#action=ricerca%2Frisultati&view=griglia&locale=it&ordine=&liberadescr=beato+pietro+da+treia&liberaluogo=&dominio=1&ambito=CEIOA&highlight=Beato&highlight=Pietro&highlight=Treia
https://studiumanistici.unimc.it/it/ricerca/progetti-di-ricerca-finanziati/frare/mappe-schede/schede/scheda%20SIROLO.pdf
https://www.cronachemaceratesi.it/2017/02/22/il-beato-pietro-da-treia-nella-storia-e-nella-leggenda/927714/
https://it.wikipedia.org/wiki/Rito_doppio#cite_note-3