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Arte Religione Società

Il Santissimo Crocifisso di Treia

Una devozione secolare tra processioni, terremoti e documenti d'archivio

Il venerato Crocifisso di Treia ha origini molto antiche. In passato si pensava potesse risalire addirittura all’epoca post-romana, al tempo delle , poiché i documenti più antichi menzionano già la presenza di un crocifisso venerato. È probabile però che l’opera originaria sia stata sostituita durante il , periodo di grande fioritura artistica. Il manufatto oggi conservato può essere collocato tra la fine del XV secolo e i primi decenni del XVI; tuttavia, alcune analisi condotte durante il restauro del 1997 hanno suggerito una possibile datazione seicentesca. L’autore rimane sconosciuto, ma la profonda devozione popolare e le vicende attraversate dal convento ne hanno garantito la conservazione fino ai giorni nostri.

Anche la chiesa del Crocifisso, oggi santuario, affonda le sue radici in epoche remote. Durante la prima ricostruzione della pieve vennero rinvenuti frammenti di epoca romana, pavimenti musivi e perfino due statue egizie, oggi custodite nel museo locale. Non bisogna lasciarsi ingannare dall’aspetto dell’attuale edificio: esso racchiude una memoria storica ricchissima. Il complesso è composto da due parti separate dal campanile: a sinistra la chiesa, ricostruita nella prima metà del Novecento dopo l’incendio del 1902 che distrusse l’edificio precedente; a destra il convento francescano, risalente ai secoli XVI-XVII. Nel corso dei secoli l’edificio ha subito numerose ricostruzioni e restauri: la più imponente iniziò nei primi anni del Novecento e si concluse addirittura negli anni Novanta. Nonostante ciò, il terremoto del 2016 ha provocato gravi danni alla struttura, oggi ancora inagibile. Il Crocifisso, però, è stato nuovamente messo in salvo ed è attualmente esposto in una chiesa temporanea in legno costruita nelle vicinanze del santuario.

La storia del simulacro è segnata da numerosi spostamenti: i documenti ne attestano ben quindici. Il primo avvenne nel maggio del 1697, quando il Crocifisso fu trasferito in processione nella cittadina per un solenne triduo, mentre si concludevano i lavori nel santuario. Nel registro delle 1697-1704 si trova traccia di questo evento già nel verbale del 14 aprile 1697, segno dell’importanza che la comunità attribuiva a tale momento.

Di seguito la trascrizione a vista del frammento1:

(In margine) “Traslazione del S[antissi]mo Crocifisso 

Sup. quarta: Per poter contribuire al decoro dovuto nella

traslazione del S[antissi]mo Crocifisso, dico che sarebbe bene

impiegare p[er] la d[etta] funzione scudi cinquanta da toglier-

si da sopravanzi communitativi, e sopra q[ues]to anteceden-

tem[en]te ottenerne la licenza d’averne supplica a SS.

Superiori. Per poter poi colla debita circonspetione

spender d[etto] denaro stimerei bene farlo capitare nelle

mani delli S[igno]ri Bartolomeo Pellicani e Simon Nic[ol]a Acqua[li]

con autorità di poterli erogare nel pagam[en]to de’ Musici,

fuochi festivi (…), et altro che stimeranno più a pro-

posito. Et acciò alla Sac[ra] Cong[regazio]ne apparisca la ragione

di d[ett]a distrattione di denaro si faccia dal Magistrato pro

tempore dar supplica alla med[esim]a dal n[ost]ro Sig[nor] Agente

in Roma et espongli che q[ues]ta statua del S[antissi]mo Crocifisso

è di fama Ant[ic]a di S[antissi]ma et miracoli in somma vene-

razione app[ress]o tutta la Prov[inci]a et anco fuori, e di

antiquità dal sud[ett]o med[esim]o fu collocata nella Chiesa


(pagina seguente)2


dove p[rese]ntem[en]te si ritrova, e che sempre ab immemora-

bili è stata mantenuta di cere et altro e che insomma

è l’unico preggio di q[ues]ta Terra, dalla q[ua]le viene concor-

so de’ forestieri continuam[en]te e si accresce la pietà

nel Popolo. Acciò poi le strade p[er] dove passerà la

processione siano pulite e commode, il Mag[istra]to p[ro] tempore

supplichi Mons[igno]r Ill[ustrissi]mo Gov[ernato]re acciò ordini che i Possidenti

vicini debbano reattare? nel modo migliore la strada

a loro contingente con aggiungervi anche la pena,

in vigore della quale l’Ecc[ellentissi]mo Mons[igno]re Lod[ovisi] invigili

all’effettuazione. Quod consultum fuit positum ad

partitum, et obtinuit per vota favorabilia triginta octo

nemine discrepante.

 

D’ordine p[er] nel med[esim]o Consiglio fu accesa la candela p[er] il tra-

tatto del offitio del Camerlengato, e vi si offerba

del S[igno]r Mutio Castellani con sig.tà del S[igno]r Sim[on]e Nicola

Acqualilli a scudi cento et a quella offerta si estinse

la candela, colli soliti capitoli.

(Firma/Nota finale)”


Parafrasi

La riunione di consiglio al punto quattro espone la proposta di finanziare la traslazione dell'antica statua del Santissimo Crocifisso, che è descritta come un oggetto di grandissima devozione, famoso per i suoi miracoli non solo nel paese ma in tutta la provincia tanto che successivamente il Crocifisso di Treia viene descritto come “l’unico preggio di q[ues]ta Terra”. Per coprire le spese, il Consiglio propone di utilizzare 50 scudi dai "sopravanzi" del bilancio comunale, chiedendo il permesso ai superiori per poter stornare questi fondi pubblici verso un evento religioso. Inoltre dato che è una cosa importante chiedono che i soldi siano gestiti da due responsabili incaricati, Bartolomeo Pellicani e Simon Nicola Acqualilli, che dovranno utilizzare i fondi per pagare i musicisti, i fuochi d'artificio ("fuochi festivi") e altre necessità.

Poi dato che il passaggio della processione con il Santissimo Crocifisso è un avvenimento solenne e raro si chiede al Governatore di ordinare ai proprietari delle case ("Possidenti") di pulire e sistemare ("reattare") il tratto di strada davanti alle loro proprietà dove passerà la processione e chi non sistemerà la strada rischierà una multa. Termina poi con l’approvazione della proposta all'unanimità con 38 voti favorevoli ("nemine discrepante").

Dopo la votazione viene descritta una procedura amministrativa curiosa: l'assegnazione di un ufficio, il Camerlengato, tramite una candela accesa. Era un'usanza antica: finché la candela bruciava, si potevano fare offerte. L'ufficio è stato assegnato per 100 scudi nel momento in cui la candela si è spenta.

Un secolo dopo si pensò di celebrare il primo spostamento del Crocifisso con solenni festeggiamenti, ma gli eventi storici impedirono la realizzazione del progetto. Nel 1796, infatti, la discesa in Italia di Napoleone Bonaparte portò guerra e devastazioni in tutto lo Stato Pontificio, con il timore concreto di saccheggi e distruzioni. Di fronte a questa minaccia, il Consiglio Generale di Treia decise di intervenire per mettere al sicuro il Crocifisso, stabilendo una nuova traslazione che avvenne tra il 20 e il 24 giugno. Le Riformanze dell’epoca testimoniano con precisione l’importanza dell’evento: già nella seduta del 12 giugno 1796 il consiglio discusse ufficialmente la necessità e le modalità del trasferimento, segno della grande attenzione e della profonda devozione con cui la comunità affrontò quel momento delicato.


Di seguito la trascrizione a vista3:

“Ill[ustrissi]mus D. Patritius Tommassetti Consultor sorte extractus, qui med[iat]e ad m[ent]em ita consuluit

 

Super p[rim]a Stante le presenti luttuose circostanze della n[ost]ra Italia, ed atteso il desiderio generale di questo

Popolo, che fervorosam[en]te desidera di venerare processionalm[en]te la miracolosa Immagine del SS.

Crocifisso esistente in custodia nella Chiesa de' PP. Riformati, sarei di senso di sodisfare il desiderio

devoto di questa Popolazione colla più possibile sollecitudine, ed a tal'effetto nominarei p[er] De

putati qualora piaccia al pr[esen]te general Cons[igli]o i Sig[no]ri: Romolo Grimaldi, Marino Rainaldi,

Franc[esc]o Dionisi, Pietro Acquatici, Niccola Claudiani Leonori, e Gregorio Casp[ar]o Broglio,

ai quali incombensarei di concertare con il Rev[erendissi]mo Capitolo, e con i PP. Riformati il preciso

giorno, nel quale si dovrà fare detta Processione, dando ai med[esim]i facoltà di regolare la spesa,

la quale dovrà esser decente, e decorosa di Lumi, ma senza lusso, e pompa inutile; e siccome

si teme, che la Croce, che sostiene il SS[antissi]mo Crocifisso non possa reggere al trasporto p[er] esser

molto consumata, vengono incombensati i Sig[no]ri Dep[uta]ti sud[et]ti a farla visitare, ed in caso di bisogno

farne fare una nuova colla minor spesa possibile. Victus Plenis Votis.

 

Ill[ustrissi]mus D. Augustinus Pezzi Contradictor sorte extractus ista via ante Scrutinia med[iat]e ad m[ent]em appro-

babit.

 

Agimus (..)                                                                                                            R. Fedeli Cons[egliere] Seg[retario]”


Parafrasi

L'illustrissimo Signor Patrizio Tomassetti, estratto a sorte come Consulente, ha espresso il suo parere in questo modo

Riguardo alla prima proposta: Considerate le attuali, dolorose condizioni in cui versa la nostra Italia, e visto il desiderio generale di questo popolo, che chiede con fervore di venerare attraverso una processione la miracolosa immagine del Santissimo Crocifisso (attualmente custodita nella Chiesa dei ), sarei dell'opinione di soddisfare il devoto desiderio di questa cittadinanza il più presto possibile. A questo scopo, se il presente Consiglio Generale è d'accordo, nominerei come membri del comitato ("Deputati") i signori: Romolo Grimaldi, Marino Rainaldi, Francesco Dionisi, Pietro Acquatici, Niccola Claudiani Leonori e Gregorio Casparo Broglio.

Questi signori avranno il compito di concordare con il Reverendissimo Capitolo e con i Padri Riformati il giorno esatto in cui si dovrà tenere la processione. Avranno inoltre la facoltà di gestire i costi, che dovranno essere adeguati e dignitosi per quanto riguarda l'illuminazione (le candele), ma senza sfoggi di lusso o spese inutili. E poiché si teme che la croce che sostiene la statua del Santissimo Crocifisso non riesca a sopportare il trasporto, essendo ormai molto logorata dal tempo, i suddetti signori Deputati sono incaricati di farla esaminare da esperti e, in caso di necessità, di farne costruire una nuova spendendo il meno possibile.

Approvato all'unanimità.

L'illustrissimo Signor Agostino Pezzi, Contraddittore estratto a sorte, ha approvato la decisione prima dello scrutinio finale.

(Firma)                                                                                                                      R. Fedeli, Consigliere Segretario.


Il venerato Crocifisso di Treia ha attraversato i secoli resistendo a intemperie, crolli, incendi, continui spostamenti e persino ai violenti terremoti che hanno segnato la storia del territorio. 

Nel consiglio generale del 10 giugno 1781 si parla dell’evento del Terremoto nel giorno di Pentecoste. Di seguito la trascrizione4:

“Il flagello del Terremoto fattosi sentire questa domenica a mattina della prossima festivi=

tà della santa Pentecoste, e le altre che si sono intese nei susseguenti giorni, e

particolarm[en]te: jeri a notte circa le ore sette, e la grazia conce[duta]ci dalla Divina Bon=

tà, e Misericordia del Sommo Dio di liberare questa nostra Patria dalle ruine sof=

ferte da tante città e luoghi, sono li motivi di proporre nella pura sala (con

 vento) di far fare un triduo nella Ven[erabile] Chiesa offiziata da PP. Riformati in onore

della miracolosissima, e vetusta Immagine del SS[antissi]mo Crocifisso principiandolo

venerdì prossimo 11. [...] affine di ringraziare S[ua] D[ivina] Maestà di averci

preservati da quelli infortunj avvenuti, conforme si dice, ad altre città, e

luoghi, che già a tutti può troppo noti ed insiemem[en]te supplicarla a volercene pre=

servare p[er] l’avvenire. Per farlo poi col dovuto decoro, e divozione si propone

l’elezione di due s[igno]ri Deputati a quali sarebbe bene di dare tutte le facoltà ne=

cessarie, ed opp[ortu]ne p[er] la spesa da farsi colla entrate com[una]li. Acciò poi si abbia a de=

stare in tutta questa Popolazione la viva Fede, e speranza di ottenere quel tanto

si brama, e desidera, parerebbe cosa propria, ed adatta di dare l’incarco a s[igno]ri

Deputati da eleggersi di passare parola con questo R[everen]do Capitolo, e con tutte le


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le Religioni che sono in questa nostra Patria, e pregare si l’uno, che le altre di an=

dare uniti processionalm[en]te alla d[etta] Chiesa in ogni Sera, e far tutt’altro, che si cre= deranno necessarj a placare l’ira di Dio.”

I documenti d'archivio offrono uno spaccato vivido di come la comunità di Treia abbia vissuto l'esperienza del terremoto, storicamente percepito e definito come un vero e proprio "flagello". La popolazione locale e le autorità erano drammaticamente consapevoli dei danni che un simile evento poteva provocare, sia per averne constatato gli effetti devastanti nelle località limitrofe, sia per averne fatto esperienza diretta all'interno delle proprie mura. Si tratta di una vulnerabilità radicata, legata alla forte sismicità del territorio: un filo rosso che si estende fino ai giorni nostri, se si pensa che ancora oggi diverse strutture della città rimangono chiuse e inagibili a causa dei più recenti eventi sismici.

L'evento descritto assume una forte carica simbolica anche perché la terra tornò a tremare proprio la mattina di Pentecoste, la solennità religiosa che celebra la discesa dello Spirito Santo sugli Apostoli cinquanta giorni dopo la Pasqua. Di fronte al pericolo scampato e alla constatazione che la città non aveva subito i crolli drammatici registrati altrove, la cittadinanza reagì con un profondo senso di gratitudine, unito alla paura per il futuro.

Per ringraziare la divinità dello scampato pericolo e invocare protezione per l'avvenire, venne avanzata la proposta di organizzare un triduo straordinario di preghiere. Il fulcro delle celebrazioni fu individuato nella chiesa del convento dei Padri Riformati, luogo in cui era custodita e venerata l'antica e miracolosa immagine del Santissimo Crocifisso. Il programma devozionale prevedeva lo svolgimento di processioni serali che unissero l'intera comunità, muovendosi verso la chiesa dei Riformati, con il coinvolgimento unanime di tutte le realtà religiose e gli ordini regolari presenti in città. A coordinare il tutto sono stati nominati due deputati, incaricati ufficialmente di gestire le spese attingendo alle entrate comunali e di prendere accordi diretti con il Reverendo Capitolo per la perfetta riuscita delle funzioni.

Dal punto di vista antropologico e culturale, la proposta riflette appieno la mentalità del tempo. Il sisma non veniva interpretato come un mero fenomeno naturale, bensì come una manifestazione dell'ira di Dio, un castigo divino provocato dai peccati e dai comportamenti sbagliati della comunità. Di conseguenza, l'attivazione dei rituali religiosi, delle preghiere collettive e delle processioni penitenziali rispondeva alla precisa volontà di espiare le proprie colpe, placare lo sdegno divino e "chiedere grazia" per ottenere la benevolenza e la protezione del Signore.

Nonostante prove tanto dure, la fede e la devozione della comunità non sono mai venute meno. Ancora oggi il Crocifisso continua a essere custodito e venerato nella chiesetta di legno costruita dopo il sisma del 2016, dove i frati minori ne curano con amore la presenza, segno vivo di una tradizione spirituale che il tempo non è riuscito a spegnere.


Descrizione stilistica del Crocifisso

Le origini del Crocifisso di Treia sono sconosciute. Sebbene la leggenda locale ne collochi la nascita addirittura prima dell’anno 1000, l'ipotesi storica più accreditata è che l’antico simulacro venerato originariamente nella pieve sia stato in seguito sostituito da quello che ammiriamo oggi.

La prima descrizione dettagliata dell'opera ci arriva da Padre Ciro Ortolani da Pesaro, custode, guida e animatore del santuario, ma anche promotore dei festeggiamenti del secondo centenario della Traslazione del Crocifisso. Il testo mette in luce una straordinaria peculiarità scultorea: il volto di Cristo muta espressione a seconda del punto di vista dell'osservatore e secondo la tradizione è stato scolpito da mano angelica. 

  • Visione Frontale (Cristo Vivo): Mostra il capo leggermente inclinato a destra, i capelli fluenti su omeri e petto, la corona di spine e il perizoma artisticamente drappeggiato. Rappresenta "Cristo che si dona".
  • Visione da Sinistra (Cristo Agonizzante): Lo sguardo cattura l'ultimo respiro di Gesù, restituendo l'intensità della "sofferenza dell’agonia".
  • Visione da Destra (La Serenità della Morte): Gli occhi sono totalmente chiusi, le labbra abbandonate e la testa appare più reclinata. L'immagine è quella di un vero cadavere che trasmette una profonda pace.

Il Crocifisso è una scultura in legno policromo dalle proporzioni perfette. Il Cristo è eretto e non abbandonato, con il capo inclinato a destra ed i piedi sovrapposti, fissati alla croce con un unico chiodo. L'anatomia del corpo accompagna la drammaticità del volto. La scultura mostra con straordinario verismo i dettagli del martirio: le mani e i piedi traforati in cui si distinguono ossa, vene e nervi tesi dallo spasimo, il petto ansimante in fuori, le costole rilievo e l'abbandono totale del corpo privo di forze.

Ai piedi del Crocifisso è posto, come ex voto dell’intera cittadinanza, un plastico della città di Treia (allora chiamata Montecchio) del 1513.

La datazione e la paternità dell'opera rimangono tuttora un enigma aperto, oscillando tra diverse ipotesi temporali che cambiano drasticamente l'attribuzione del manufatto:

  • Fine '400 - Inizi '500: Collocherebbe l'opera in un'epoca d'oro per la scultura lignea, spinta dalla forte devozione di ordini religiosi (in primis i Francescani) e da un contesto artistico florido.
  • Il Seicento: Rappresenta la tesi più recente, supportata dagli ultimi interventi di restauro, che tendono a posticipare la fattura dell'opera all'epoca secentesca.

Ad oggi, la paternità del Crocifisso di Treia rimane sconosciuta. Il passaggio stilistico e cronologico tra il Rinascimento e il Seicento lascia aperti numerosi punti oscuri, rendendo questo capolavoro un affascinante rompicapo per la storia dell'arte sacra.

Bibliografia e note

1 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1697 - 1704, pag. 20.

2 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1697 - 1704, pag. 21.

3 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1791 - 1799, pag. 452.

4 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1779 - 1791, pag. 133.

5 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1779 - 1791, pag. 134.


Altre fonti: 

Alessandro Coluccini, “I crocifissi lignei in area umbro – marchigiana tra ‘400 e ‘500. Il caso del Crocifisso di Treia”, tesi per il conseguimento della laurea in Scienze Religiose, Istituto Superiore di Scienze Religiose delle Marche Redemptoris Mater, 2019-2020 https://drive.google.com/drive/u/1/folders/11hBHIKfbjcCzU-2yemVv4yV1OwSAyB52

https://www.treccani.it/enciclopedia/incanto_(Enciclopedia-Italiana)/

Risorse collegate
Riformanze 1779 - 1791
Archivio Storico di Treia

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Volume 546 pagine
Riformanze 1791 - 1799
Archivio Storico di Treia

Riformanze 1791 - 1799

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Volume 556 pagine
Riformanze 1697 - 1704
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Riformanze 1697 - 1704

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Volume 576 pagine