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“Questo Libro Chiamato specchio de scindici sarrano de scripti et annotate
Tutte et singule spese ch' giornalm. occorre à questa Mag.ca Conmunita
di Montecchio et affine ch' si leve dalle mente d'alcuni ogni suspetto
et acciò ch' ogniuno possa veder' co alegra fronte Tutte spese ch' ogni
giorno accade à questa Comita, et à quelle dalli Mag.ci SS.ri Priori et
Canc.o si darrano fede et ne farrà bolletta per sotisfar' chi deve
In comenzando da questo dì p.mo de Luglio 1585. et sonno carte
n.o cento novanta cinq, que omnia scripsisti amat et tenet in
visceribus benivolentia ________________”
l preambolo dello "Specchio de scindici"1, datato 1° luglio 1585, offre una testimonianza di straordinaria modernità circa i principi di conduzione della cosa pubblica nel Cinquecento. Il cancelliere esplicita con chiarezza la finalità del registro: annotare quotidianamente ogni singola spesa della Comunità "affine ch' si leve dalle mente d'alcuni ogni suspetto et acciò ch' ogniuno possa veder' co alegra fronte".
L'obiettivo dichiarato era quello di allontanare qualsiasi ombra di frodi, mala gestione o favoritismo, garantendo ai revisori ovvero i sindaci e alla cittadinanza la possibilità di verificare la contabilità in piena serenità. Tale intento anticipa di ben quattro secoli il concetto contemporaneo di trasparenza amministrativa, codificato in Italia solo a partire dalla legge n. 241/1990. Lo stesso titolo del registro, "Specchio", richiama l'idea di una superficie nitida in cui le istituzioni possono riflettersi e mostrare pubblicamente la correttezza del proprio operato. Sul piano procedurale, il testo chiarisce l'iter dei pagamenti: i Priori e il Cancelliere convalidavano la legittimità della spesa (“darrano fede”) e rilasciavano il formale mandato di pagamento (“farrano bolletta”) per liquidare i creditori.
Il testo si chiude con una formula misto latino-volgare “que omnia scripsisti amat et tenet in visceribus benivolentiae”, con cui il redattore ribadisce la propria dedizione, buona fede e benevolenza nello svolgimento del servizio contabile affidatogli.
Il registro funzionava come un bilancio riassuntivo: al suo interno, i sindaci (ossia i revisori dei conti) potevano consultare una panoramica completa del flusso di entrate ed uscite.
Questo volume presenta una particolarità nel suo aspetto di grande interesse che lo distingue dalle tradizionali rilegature in cuoio impresso dell'archivio: l'impiego di un frammento di riuso () tratto da un antico testo liturgico a stampa per il confezionamento della copertina.
Un esempio straordinario e ben conservato di questa tipologia di legatura è offerto dal registro “Salariatorum et creditorum 1580 - 1608”2 dove si può notare:
Questo registro invece è il libro mastro dedicato al pagamento del personale dipendente o dei lavoratori a manodopera dell'ente.
Nell’Archivio storico di Treia, in particolare all’interno della sezione degli Esiti, molti volumi presentano una copertina in pergamena, spesso di riuso. Si tratta di una consuetudine antica e ampiamente diffusa, infatti numerosi documenti medievali e rinascimentali sono giunti fino a noi proprio perché smembrati e reimpiegati dai legatori dell'epoca per proteggere testi più recenti. Per i registri contabili e amministrativi si ricorreva frequentemente alla cosiddetta "legatura in pergamena floscia", ossia priva di quadranti interni in legno o cartone. Questa soluzione garantiva al volume grande leggerezza e manovrabilità, rendendolo facilmente trasportabile durante le operazioni di controllo e revisione. La scelta della pergamena rispondeva sia a esigenze pratiche sia economiche. Trattandosi di un materiale prezioso e privo di utilità una volta decaduta la funzione del testo originale, i vecchi manoscritti venivano spesso raschiati o riutilizzati direttamente come coperte flessibili. Inoltre, la natura stessa del supporto, pelle animale, ne garantiva una straordinaria resistenza meccanica e quindi un'efficace protezione delle carte interne contro l'usura, gli urti e lo sfregamento prolungato nel tempo.
L'analisi di questi volumi rivela una perfetta convergenza tra sostanza e forma: se il contenuto dello "Specchio de scindici" anticipa l'esigenza ideale della trasparenza amministrativa, la sua veste materiale evidenzia il valore pratico della resilienza e del riuso. È proprio grazie a questo connubio tra scrupolo contabile e conservazione fisica che l'Archivio di Treia custodisce oggi non solo la storia economica della sua comunità, ma anche preziosi frammenti della sua memoria culturale.
1 Archivio Storico di Treia, Specchio de scindici 1585 - 1603, carta 1r.
2 Archivio Storico di Treia, Salariatorum et creditorum 1580 - 1608, piatto anteriore, controguardia anteriore, controguardia posteriore, dorso.