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Il registro intitolato Salariatorum 1558 - 1581 appartiene alla serie contabile del fondo archivistico del Comune di Treia. L'unità conserva la legatura d'epoca in cuoio impresso e lavorato, corredata da un fermaglio in metallo con fibbia di chiusura, elemento stilistico e di protezione tipico di molta documentazione amministrativa treiese di XVI secolo.
Al suo interno sono registrate in modo cronologico e sistematico le partite di spesa relative ai compensi erogati ai salariati, ossia i lavoratori e i funzionari che percepivano uno stipendio o una retribuzione diretta da parte della municipalità.
Come di consueto nella prassi cancelleresca del Cinquecento, l'apertura del volume si caratterizza per una pagina d'intestazione o formula di intitolazione solenne redatta dal cancelliere rogante. Il testo si apre con l'invocazione religiosa (In dei nomine Amen), intesa ad affidare alla protezione divina la veridicità delle annotazioni. Nella dichiarazione iniziale, il cancelliere esplicita l'oggetto del registro: l'annotazione di debiti e retribuzioni spettanti ai salariati della Comunità di Montecchio, ai locatori di immobili impiegati per uso pubblico, alle quote dovute alla e agli erogatori di servizi o prestazioni lavorative per l'ente.
A chiusura del preambolo, il redattore specifica la propria identità e la propria carica ufficiale: Nicola Corradi da Tolentino, cancelliere della Magnifica Comunità di Montecchio.
La pagina si conclude con il del notaio-cancelliere, apposto in grandi dimensioni: un marchio notarile figurativo raffigurante un monte stilizzato, sormontato da una croce e recante le sue cifre personali (N. ed N. C.), garanzia dell'autenticità e del valore pubblico e legale dell'intero registro.
Di seguito si riporta la trascrizione1:
“In dei nomine Amen. Questo è il libro di salariati
della , dove si cotengo (contengono)
no i debiti, et salarij, che detta Mag.ca Co’ità de
ve pagare à Salariati, Per la Cam.a Ap’lica (Camera Apostolica), lo
catori di case, ed altri cose per servitio d'essa
principiato, et scritto per me Nicola Corradi da
Tolentino al presente Canc.ro (Cancelliere) della suddetta Mag.ca
Co’ità, sotto l'Anno del S.re Inditione, Pontificato,
Mese, dì, loco, et Testimonij sottoscritti, et in fede
di questo mi sono sotto scritto, co 'l mio solito
segno
Segno di me Nicola Corradi Canc.ro s.udetto”
Un'efficace testimonianza delle modalità di registrazione contabile delle uscite è offerta dalla partita del 18 dicembre 1563. La struttura dell'annotazione segue un modello lineare e standardizzato: una breve esposizione sintetica chiarisce i termini del debito contratto con la parte, seguita immediatamente dall'indicazione analitica dell'importo dovuto.
Di seguito la trascrizione a vista del testo2:
“Il dì 18 de xbre (dicembre) 1563
L'a Mag.ca Comunità de Montecchio deve dar' a Donna
Leoparda già d'Antonello Boglione
Cinque cento da Lei tolti a censo ppetuo (perpetuo) p (per)
pagar' la nova impositione over' caritativo
seco’do l'ordine del Conseglio tolti et restituitj
al Cam.ro (Camerlengo) con 'app.re alla sua intrata p S.r Hie-
ronimo Ramianj et Francescon de Buccuccio in
nome della n̄ra (nostra) Comunità sotto il dì s’detto
con 'app.re p mano de S.r Nicolo Broglio Not.ro de
ciò rogato da pagarglisi fiorini Cinquanta
de moneta ogn 'anno cio una meta alla fine
de sei mesi in comenzar' in questo dì et sicome
seguita da finire e l'altra meta alla fine de
ciascheduno anno da ricomenzarsi et finirse
come de sop. vz (videlicet) ----------------------- fr. 500 —
Il Censo annale da pagarse
come de sop. --------------------------------- fr. 50 —
Jo paul' palat. Canc.”
Nel 1563, la Magnifica Comunità di Montecchio contrasse un prestito di 500 fiorini con Donna Leoparda, legata al fu Antonello Boglione (probabilmente figlia o vedova). L'operazione finanziaria si rese necessaria per far fronte alla “nova impositione over caritativo”, un tributo straordinario prelevato dal governo pontificio. L'espressione “caritativo” (dal latino subsidium charitativum) può confondere, infatti non consiste in finalità assistenziali verso i poveri o i bisognosi, ma indicava una tassa che, pur presentata formalmente come un'adesione «volontaria» o un contributo solidale nei confronti della Chiesa, costituiva nei fatti un prelievo fiscale stringente e vincolante per i comuni dello Stato Ecclesiastico.
A fronte del capitale ottenuto, la Comunità si impegnò a versare a Donna Leoparda un tasso d'interesse annuo del 10%, corrispondente a 50 fiorini all'anno, da saldare in due quote semestrali di 25 fiorini ciascuna.
L'atto fu redatto dal notaio Paolo Palazzo, la cui sottoscrizione (Jo paul' palat. Canc.”) trova puntuale riscontro nei verbali delle Riformanze comunali dello stesso anno. Questo elemento documentario è di particolare rilievo per la datazione e la gestione del registro. Sebbene il frontespizio d'apertura del volume recasse la firma e il signum notarile di Nicola Corradi da Tolentino (incaricato di definire la tipologia e la struttura del registro), nel 1563 la carica di cancelliere era già passata a Paolo Palazzo, che ne proseguì e ne convalidò le registrazioni contabili.
I motivi che spinsero Donna Leoparda a concedere questo ingente credito alla Comunità rimangono sconosciuti: si può ipotizzare l'esistenza di precedenti accordi patrimoniali, oppure un atto d'investimento e mecenatismo promosso da una nobildonna di rango per consolidare il proprio prestigio e sostenere la collettività locale. I registri di contabilità, tuttavia, per loro natura contabile, si limitano a registrare uscite ed entrate dei flussi finanziari, senza restituire le motivazioni sottostanti né le dinamiche umane e sociali dei protagonisti. Per penetrare l'intimo contesto di tali trattative e comprendere le reali ragioni del prestito, sarà dunque necessario estendere la ricerca ad altre tipologie documentarie.
1 Archivio Storico di Treia, Salariatorum 1558 - 1581, carta 1r.
2 Archivio Storico di Treia, Salariatorum 1558 - 1581, carta 32v.