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Diritti e libertà Donne Fascismo Internamento Migrazione Povertà Repressione

Un nome, una vita, un fascicolo

La storia di Ange Puic, internata a Villa Lauri, tra identità smarrite, povertà, suppliche familiari e la burocrazia del regime fascista

L'esperienza dell'internamento nei campi di concentramento fascisti, come quello di Villa Lauri di Pollenza, ha rappresentato per molte donne una sistematica privazione della dignità, della propria femminilità e dell'identità personale. Per le recluse straniere, questa cancellazione passava spessissimo anche attraverso la distorsione del nome: errori di trascrizione, spesso dovuti alla mancata conoscenza delle lingue da parte degli unici funzionari preposti, rendono oggi complessa la ricostruzione dei fascicoli personali, nei quali lo stesso nominativo compare scritto ogni volta in modo diverso. La loro esistenza finiva così per essere relegata a una fredda sequenza di atti amministrativi, registri di spostamento, rendiconti di spesa, note sanitarie, che ne mortificavano la condizione e ne svilivano l'identità, colpendo in modo particolare le donne straniere con un vissuto di maggiore emancipazione.

Un caso particolarmente toccante è quello di Ange Puic, nata nel 1896 e trasferita a Pollenza il 1° aprile 1942. Nel registro di variazione del campo viene descritta in questo modo:

“Puic Ange fu Simo, nata a Trebinje () nel 1896, ex jugoslava. Giunta al campo il I aprile 1942 XX. NON ABBIENTE.”1 

Dichiarata indigente, la donna fu reclusa unicamente in quanto cittadina jugoslava. Si nota inoltre come, nell'indicare la data, venisse sempre riportata l'.

Gli elenchi che la direzione del campo inviava ogni quindicina a Prefettura, Questura e Comune permettevano di monitorare la situazione interna e ogni relativo cambiamento. La finalità principale era l'amministrazione delle risorse e l'erogazione dei sussidi: la dicitura NON ABBIENTE evidenziata in maiuscolo serviva infatti a certificare lo stato di indigenza della maggior parte delle recluse, che necessitavano dell'aiuto giornaliero.

Tra i documenti conservati nell'archivio comunale di Pollenza compaiono altre testimonianze legate ad Ange Puic. Tra queste, risalta per la sua carica emotiva una lettera autografa inviata dai familiari per chiedere la liberazione dell'internata. Il 13 luglio 19422, la cognata scrisse al Comune di Pollenza per chiedere la liberazione di "Angelina Skero": una formulazione che lascia aperto il dubbio se Angelina fosse il suo vero nome o un tentativo di italianizzarlo. La lettera descrive il dramma della famiglia a Sarajevo: un marito malato e sei figli lasciati "senza li parenti e in gran poverezza". L'arresto della donna, avvenuto il 15 gennaio 1942, era stato un atto ritorsivo del tutto arbitrario, dovuto unicamente alla vicinanza della sua abitazione a un tratto ferroviario eretto a bersaglio dai partigiani.

Il testo della supplica rivela dettagli significativi sul contesto dell'epoca. Nonostante sia redatto in un italiano imperfetto ma chiaro, lascia trasparire influssi dialettali, segno che la donna aveva appreso la lingua durante l'occupazione italiana o si era fatta aiutare nella redazione. Inoltre, la lettera si chiude con l'invocazione “Evviva l’Italia”, un chiaro espediente di conformismo ideologico mirato a fare presa sulle autorità dell'istituto.

Nell'archivio, le risposte istituzionali si trovano rilegate insieme alla lettera della cognata, a formare un unico fascicolo personale. Da questi tre documenti emerge con chiarezza la tipica insensibilità della macchina burocratica. Il 25 luglio3 la direzione del campo precisò al podestà che la pratica per le dimissioni di “Ange Puic in Skero fu Simo" era di esclusiva pertinenza della Direzione Generale della P.S. presso il Ministero dell’Interno. Il 27 luglio4, il podestà si limitò così a liquidare la richiesta inviando una comunicazione alla cognata a Sarajevo per invitarla a indirizzare la domanda direttamente al ministero competente.

Le notizie sulla donna si interrompono con la sua uscita dal campo, avvenuta nel pomeriggio del 4 gennaio 19435. La documentazione disponibile non permette di stabilire la destinazione finale: rimane l'auspicio che la richiesta presentata dalla cognata possa essere stata accolta, per quanto la condotta consueta delle autorità del tempo lasci ben poche ragioni di ottimismo.

Bibliografia e note

1 Archivio Storico di Pollenza, Variazioni campo 1-15 aprile 1942, carta 1r.

2 Archivio Storico di Pollenza, Richiesta trasferimento Ange Puic in Skero fu Simo, carta 1r.

3 Archivio Storico di Pollenza, Richiesta trasferimento Ange Puic in Skero fu Simo, carta 1r.

4 Archivio Storico di Pollenza, Richiesta trasferimento internata Ange Puic in Skero fu Simo, carta 1r.

5 Archivio Storico di Pollenza, Variazioni campo 1-15 gennaio 1943, carta 1r.

Risorse collegate
Variazioni campo 1-15 aprile 1942
Archivio Storico di Pollenza

Variazioni campo 1-15 aprile 1942

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Richiesta trasferimento internata Ange Puic in Skero fu Simo
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Richiesta trasferimento Ange Puic in Skero fu Simo
Archivio Storico di Pollenza

Richiesta trasferimento Ange Puic in Skero fu Simo

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Documento 2 pagine
Richiesta trasferimento Ange Puic in Skero fu Simo
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Richiesta trasferimento Ange Puic in Skero fu Simo

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Documento 2 pagine
Variazioni campo 1-15 gennaio 1943
Archivio Storico di Pollenza

Variazioni campo 1-15 gennaio 1943

Pollenza dopo 15 gennaio 1943
Documento 2 pagine