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Il termine catasto deriva dal greco katástikhon, che significa letteralmente "riga per riga". Indica l'inventario generale e sistematico dei beni immobili (terreni e fabbricati) di un territorio. Fino al 1700 circa, il catasto non si avvaleva di cartografie precise, ma si basava principalmente su registri descrittivi compilati dai comuni o dai funzionari pontifici, noti come estimi, "libri delle possessioni" o "catasti antichi".
Catasto Gregoriano
Il Catasto Gregoriano (detto anche Pontificio) è stato il primo catasto geometrico particellare moderno dello Stato Pontificio. Promosso da Papa Pio VII nel 1816 e completato sotto Gregorio XVI nel 1835, ha introdotto una mappatura uniforme e dettagliata di terreni e fabbricati per scopi fiscali.
Cartografia
La cartografia è l'insieme delle scienze, delle tecniche e delle arti finalizzate alla rappresentazione grafica, simbolica e ridotta della superficie terrestre, o di parte di essa, su un supporto piano (le carte geografiche) o sferico (i globi).
Stato Pontificio
Lo Stato Pontificio (noto anche come Stato della Chiesa o Stato Ecclesiastico) era l'insieme dei territori dell'Italia centrale sottoposti alla sovranità temporale del Papa. Nato nel 756 d.C. con le donazioni carolinge di re Pipino il Breve al Papa Stefano II e cessato nel 1870, con la celebre breccia di Porta Pia, quando le truppe del Regno d'Italia conquistarono Roma. Lo Stato Pontificio ha rappresentato per circa 12 secoli il dominio politico, il cosiddetto potere temporale, della Chiesa Cattolica. Nel suo periodo di massima espansione includeva i territori che oggi corrispondono a gran parte del Lazio, Umbria, Marche ed Emilia-Romagna.
Modioli
Nello studio dei catasti marchigiani e pontifici del '700, il modiolo (o moggio) era un'unità di misura agraria di superficie. Curiosamente, non nasceva da una misurazione geometrica (come i nostri metri quadri), ma dalla quantità di terreno che si poteva seminare usando un "modio" (un antico secchio/recipiente) di grano. Poiché la terra poteva essere più o meno fertile, l'estensione reale del modiolo variava spesso da un comune all'altro, motivo per cui lo Stato Pontificio cercò di standardizzarne il valore con le riforme di fine Settecento.
Uno straordinario registro illustrato del 1730 che racconta il territorio, le proprietà e la storia del convento
Nel panorama storico e religioso del Settecento a Loro Piceno, il Convento di San Francesco si distingueva come un’istituzione di notevole rilievo, esercitando un’influenza economica e sociale che si estendeva ben oltre il perimetro delle mura cittadine. La vastità e la frammentarietà dei suoi possedimenti testimoniano la potenza di un ordine capace di accumulare, nel corso dei secoli, un patrimonio fondiario e immobiliare di assoluto rilievo. Questa ricchezza è documentata in modo dettagliato grazie a un volume di inestimabile valore storico conservato presso l’Archivio Comunale di Loro: il "Campione del Convento di San Francesco", datato 1730.
Il Campione non rappresenta una semplice lista di beni, ma si configura come uno strumento amministrativo e descrittivo di rara precisione per l’epoca. Sebbene nel 1730 la gestione civile del territorio si affidasse ancora a catasti puramente descrittivi e testuali, il volume francescano si rivela pionieristico, integrando la parola scritta con l’immagine grafica. Ogni singola proprietà dell’ordine non viene solo censita, ma accuratamente contestualizzata attraverso riferimenti precisi alle date di acquisizione dei beni con richiamo ai registri d’archivio, ma soprattutto ogni possedimento è accompagnato da una mappa dedicata, completa di indicazione dei punti cardinali e dei nomi dei proprietari confinanti e al lato la scala nell’unità di misura utilizzata, ovvero le canne romane (misura tipicamente utilizzata nello per la rilevazione dei terreni). Questa particolarità rende il volume un " particellare" ante litteram, offrendo una fotografia visiva del paesaggio agrario e urbano del tempo.
Il volume si apre con un indice sistematico che funge da guida per il lettore, associando ogni sezione alla relativa mappa e pagina. Il punto di partenza della narrazione e del rilievo grafico è proprio il "cuore" dell’istituzione con la descrizione dettagliata dell’origine del fondo su cui sorgono il Convento e la Chiesa, continuando con la sua architettura e la disposizione dei suoi altari.
Di seguito la trascrizione a vista delle prime pagine1:
“Ad honore e gloria della S[antissi]ma Trinità e della glo
riosa Vergine Maria, e Serafico P[ad]re S[an] Fran[ces]co si dà principio
in questo libro a descrivere l'origine di questa Chiesa, e Conv[en]to
colli suoi terreni.
Questo Ven[erabile] Conv[en]to dunque, è sotto il Titolo di S[an] Fran[ces]co, il
quale ha la sua entrata verso mezzogiorno, con Claustro, e
ben condizionato d’Officine, e foresteria, et habitazione per
li Religiosi con fondi da potere alimentare li med[esim]i congruen
tem[en]te.
In quanto poi alla sua origine, e fondazione si ha
relazione certa, che fosse su del principio della Religione
e che da Monsig[no]re fosse dato il sito, et una Chiesola sotto
il titolo di S. Silvestro.;
Per conferma di ciò l’hanno p. ° di Papa Urbano quinto
havendo le B[uone] M[emorie] delli Sig[no]ri Petrelo e Gentiluccio de Vici da
Mogliano fatta una donazione alli PP[atri] di quel tempo di
una Chiesa, e sito con habitazioni, che era un spedale
et a loro spettava, si volse dalli PP[atri] mantenere la memo
ria della prima origine della Chiesa, havendo lasciata
la prima, e pigliata la seconda col sito, che pres[en]te col
Conv[en]to, che presentem[en]te habitano, supplicarono Monsig[no]re
Vicario Gen[era]le di Fermo per la conferma della detta
donazione, e per la mutazione del titolo della Chiesa, che
era di S. Giorgio, in quello di San Silvestro, che tutto ciò
benignam[en]te fece, conservandosi nell'Archivio del Conv[en]to
l' Originale al n° P° ... 3°.
Questa Chiesa poi ha parim[ent]e la porta maggiore
verso mezzogiorno vi è un Campanile a fogia di Torre
con Campane, la prima di libre ... in circa, la seconda
di libre ... in circa, la terza di libre in circa …
Vi è l'organo di ... Registri di buona qualità
Vi sono l'infrascritti Altari”
Il testo si apre con una solenne dedica alla Trinità e a San Francesco e ci fornisce informazioni circa l’origine della comunità religiosa, che non è sempre stata lì: infatti inizialmente i frati occupavano un altro luogo con una piccola chiesa dedicata a San Silvestro, poi grazie alla donazione di tali Petrelo e Gentiluccio de Vici da Mogliano si spostarono in un nuovo sito che comprendeva una chiesa e un edificio precedentemente usato come "spedale" (un ospizio per poveri e pellegrini). Quindi i frati chiesero al Papa Urbano V e al Vicario di Fermo il permesso di trasferirsi e per mantenere il legame con la loro storia, decisero di "portarsi dietro" il nome: la nuova chiesa, che prima era dedicata a San Giorgio, venne rinominata San Silvestro.
Poi viene descritto com'è fatto il convento al momento della scrittura: l'ingresso principale è rivolto a mezzogiorno (sud), viene citato un chiostro, i laboratori di servizio ("officine"), una foresteria per gli ospiti e gli alloggi per i religiosi. Si specifica che il convento possiede dei terreni ("fondi") che garantiscono ai frati il cibo e il necessario per vivere dignitosamente.
Alla pagina successiva vengono poi descritti gli elementi di pregio architettonico e liturgico con il campanile come torre massiccia contenente tre campane, l’organo di buona qualità e poi indica che ci sarà l’elenco di tutti gli altari. Questo viene fatto specificando le dotazioni di ognuno.
Il Campione del 1730 prosegue con la descrizione dei terreni di proprietà e nel farlo adotta un rigore quasi scientifico nel descrivere i singoli possedimenti del Convento. Ogni unità fondiaria viene analizzata seguendo un protocollo costante che fonde la tradizione locale con le esigenze burocratiche dello Stato Pontificio.
La descrizione di ogni terreno inizia con un’esposizione verbale estremamente dettagliata. Un elemento di grande interesse storico è la gestione delle unità di misura: l'estensione viene inizialmente espressa in muioli, , l'unità di misura agraria tipicamente utilizzata nel territorio di Loro. Tuttavia, dimostrando una visione amministrativa moderna e centralizzata, il redattore provvede immediatamente alla riduzione nella misura romana. Questo doppio passaggio non solo facilitava la gestione locale, ma rendeva il documento perfettamente leggibile e valido anche presso le autorità centrali di Roma, garantendo l'interoperabilità dei dati catastali.
Per ogni appezzamento, il volume funge da vero e proprio archivio legale, vengono infatti riportati con precisione le informazioni circa la compravendita o donazione con l'indicazione di "chi" ha ceduto il bene e "quando" è avvenuta la transazione, ma anche il nome del notaio rogante e i riferimenti ai registri d'archivio.
Il cuore visivo del documento è rappresentato dalla a corredo di ogni scheda. Ogni mappa è un piccolo capolavoro di perizia tecnica e illustrativa:
Il terreno descritto è chiaramente contornato in giallo, rendendolo immediatamente distinguibile.
All'interno delle mappe non mancano elementi figurativi come disegni di piante, alberi o edifici (case coloniche, annessi), che offrono una preziosa testimonianza dell'uso del suolo e dell'edilizia rurale del tempo.
I terreni adiacenti sono delimitati in rosso, completi dei nomi dei proprietari confinanti, una strategia fondamentale per prevenire dispute territoriali.
Ogni tavola è completata da una scala grafica espressa in Canne Romane, che permetteva di risalire con esattezza alle dimensioni reali partendo dal disegno.
Questo dimostra che il Convento di San Francesco non si limitava a possedere terre, ma le amministrava con una mentalità moderna. Il passaggio dai muioli alle misure romane e l'uso del colore giallo/rosso nelle mappe anticipano di quasi un secolo la logica dei moderni catasti particellari (come il dell'Ottocento).
Bibliografia e note1 Archivio Storico Comunale di Loro Piceno, Campione del Convento di San Francesco, 1730, pag. 12 - pag. 13.