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Arte Religione

Il Beato Liberato di Loro Piceno

La storia del frate francescano che la tradizione ricorda come il "San Francesco delle Marche"

Tra i minori conventuali di Loro Piceno spicca la figura del beato Liberato da Loro, il cui culto è sempre stato particolarmente vivo e sentito nel territorio marchigiano. 

Beato Liberato (conosciuto nella tradizione locale anche come San Liberato) è nato tra la fine del XII e l'inizio del XIII secolo a Loro Piceno, da una ricca famiglia aristocratica (probabilmente legata ai signori di ). Cavaliere colto e facoltoso, decise di abbandonare i beni materiali, i titoli e il proprio feudo per abbracciare la regola della povertà assoluta, per questo spesso definito il "San Francesco delle Marche". Secondo le cronache storiche, la sua conversione fu ispirata dalla predicazione dello stesso San Francesco d'Assisi durante uno dei suoi viaggi nelle Marche. Liberato vestì l'abito dei Frati Minori ed ricevette in seguito l'ordinazione sacerdotale. Alla ricerca di una comunione totale con Dio attraverso la penitenza e il silenzio, Liberato si ritirò nel piccolo e isolato eremo di Soffiano (nei pressi di Sarnano). Lì visse una profonda dimensione contemplativa insieme ad altri frati della primissima ora, tra cui i beati Umile e Pacifico. Colpito da una grave malattia, morì in giovane età all'eremo di Soffiano (le date storiche oscillano tra il 1231 e il 1234). La tradizione devozionale narra che, in punto di morte, ricevette la visita consolatoria della Madonna accompagnata da tre sante vergini e da uno stuolo di angeli.

Intorno alla sua figura, tuttavia, si sono sviluppate nel tempo tradizioni e racconti talvolta incerti e contesi: sia riguardo al luogo d’origine, rivdicato anche da San Ginesio, sia circa le sue origini familiari, ritenute da alcuni nobili e legate ai Brunforte, mentre secondo altre tradizioni egli sarebbe nato da una famiglia di umili contadini. Viene identificato originariamente come il "Santo Anonimo" vissuto nell'eremo di Soffiano all'interno degli Actus beati Francisci et sociorum eius (Cap. 59), un racconto poi confluito nel celebre testo de I Fioretti di San Francesco (Cap. 47) scritto da frate Ugolino da Montegiorgio. Il primo a registrarne l'identità corretta e i dettagli biografici fu il cronista frate Mariano da Firenze nel 1231 all'interno del suo Fasciculus Chronicarum. L’anno di nascita si può collocare tra il 1189 e 1190, mentre la sua morte tra il 1231 e il 1234.

Nel convento di San Liberato, nel territorio di San Ginesio, riposano le sue spoglie, meta nei secoli di devozione e pellegrinaggi. Proprio presso il santuario si tramanda inoltre il prodigio della “manna” scaturita dall’immagine del beato raffigurata sulla tela collocata dietro il suo sepolcro: il fenomeno si verificò una prima volta nel 1703 e nuovamente tra il luglio e l’agosto del 1796, contribuendo ad accrescere ulteriormente la venerazione popolare verso il santo frate.

Mentre il corpo riposa nel convento di San Liberato nel comune di San Ginesio, una reliquia del cranio, originariamente custodita in un semibusto dorato a Loro Piceno, era storicamente segnalata presso la Chiesa di Santa Maria in Piazza. Tuttavia, di tale reperto si sono perse le tracce e, sebbene fonti popolari ne ricolleghino la scomparsa a un furto, l'esatta sorte e collocazione restano da verificare. La reliquia venne donata nel 1755 da Anniballo Adami e collocata nella Chiesa di San Giorgio o del Suffragio1 (per via della confraternita che vi officiava).

Di seguito il passo del Libro dei consigli 1753-1759, relativo al giorno 10 maggio 1755, in cui al punto 4 si racconta proprio questo2:

"4° Essendo pronto il Sig. Anibaldo Adami 

di dare a questa Pub.ca la Reliquia di 

S. Liberato nro [nostro] Concittadino, e fa=

cendo altresì bisogno d'una Creden=

za per la conservaz.ne di essa nella Chie=

sa del Suffragio, però vi propone 

se pare di far fare d.a [detta] Credenza, 

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rerà di venticinq. in circa pao=

li, con vedersi però la chia=

ve da questa Comunità."

La Comunità riconosce la necessità di realizzare una "Credenza" (ovvero una custodia o un piccolo altare ligneo) per garantire la degna conservazione della reliquia e di destinarlo alla Chiesa del Suffragio (ovvero la Chiesa di San Giorgio). Il Consiglio approva quindi una spesa stimata in circa “venticinque paoli” per la fabbricazione della custodia, dimostrando come il culto del Santo non fosse solo un fatto privato della famiglia Adami, ma un impegno oneroso assunto dall'intera amministrazione pubblica. Un dettaglio molto significativo è la clausola finale: si stabilisce che la chiave della custodia debba restare in possesso della Comunità. Questo indica che la reliquia era considerata un "bene comune" e un simbolo dell'identità cittadina, posto sotto la diretta tutela e sorveglianza delle autorità civili, oltre che di quelle ecclesiastiche.

A Loro sono anche presenti due quadri raffiguranti il beato Liberato. Uno si trova nell’altare di San Liberato nella chiesa di San Francesco3 e rappresenta L’apparizione della Madonna al Beato Liberato malato, l’ altro si trova nella chiesa di Santa Maria in Piazza e si intitola Beato Liberato orante tra i compagni BB. Umile e Pacifico, entrambi relativi al XVIII secolo. 

Il quadro rappresentante L’apparizione della Madonna al Beato Liberato malato, di forma ovale, raffigura il beato Liberato da Loro con il tipico abito francescano marrone. Il santo è rappresentato inginocchiato su un terreno, davanti a una pietra sulla quale è poggiata una croce lignea con la scritta Charitas. Nella direzione del suo sguardo, quindi, per l’osservatore sulla sinistra, appare la Madonna con il Bambino tra le nubi, dalle quali emergono anche alcune testine angeliche4. È interessante notare che questo dipinto fu comunque esposto in chiesa, nonostante l’espresso divieto emanato dalla nel 1713 e rinnovato nel 1797, che proibiva l’esposizione di immagini raffiguranti la visitazione della Vergine al Beato agonizzante. Il motivo va ricercato nelle vicende del processo di beatificazione di Liberato: si generò infatti una notevole confusione tra Liberato di Loro e Liberato di Macerata, cioè , accusato di eresia. A causa di questa incertezza, la Congregazione decise di vietare la rappresentazione dell’episodio narrato al capitolo 47 dei Fioretti di San Francesco, perché alludeva alla blasfemia, in cui si racconta la visione di Liberato che, in punto di morte, riceve la visita della Madonna, la quale lo nutre con la manna.

Attualmente custodito nella chiesa di Santa Maria in Piazza, a seguito del trasferimento dal palazzo comunale dovuto al terremoto, il dipinto intitolato Beato Liberato orante tra i compagni BB. Umile e Pacifico presenta uno scenario quasi spoglio. La composizione dello sfondo si articola tra la destra, dove si distinguono alcuni alberi e le spoglie di una chiesa, e la sinistra, dove in lontananza si intravedono alcune case. In primo piano compare al centro il beato Liberato da Loro, raffigurato in ginocchio in atteggiamento di preghiera; è interessante notare che il pittore gli ha dipinto un’aureola attorno al capo, pur non essendo stato dichiarato santo . Alle sue spalle, in dimensioni più ridotte, compaiono i confratelli, i beati Umile e Pacifico: il primo in preghiera, il secondo intento a far volare alcuni uccellini, simbolo iconografico legato allo stesso Liberato. Anche il secondo quadro presenta un elemento particolare: la raffigurazione della Traslazione della Santa Casa di Nazaret. In alto a sinistra si vede infatti la Vergine con il Bambino seduta sulla Santa Casa di Loreto, trasportata dagli angeli sopra il mare, quasi come fosse una visione del beato. Questo dettaglio potrebbe essere stato inserito per la devozione dei loresi alla Madonna di Loreto, eletta compatrona insieme a San Giorgio e al beato Liberato, oppure potrebbe derivare dagli scritti del parroco lorese Francesco Franceschini, dal momento che, oltre ai suoi scritti e questo quadro, il beato non viene più citato insieme alla Madonna di Loreto. Sotto al quadro è appeso un cartiglio, molto probabilmente in legno dipinto, con una sorta di biografia del Beato Liberato la cui trascrizione è la seguente:

“SANCTUS LIBERATUS

EX COMITIBUS BRUMFORTIS SEU SUFFIANI LAURI NATUS LUMEN ATQUE ORNAMENTUM FRANCI FRATRUM MIN

ORD. IN QUO POST VITAM SINGULARI INNOCENTIA ASSIDUA DIVINAR RERUM CONTEMPLATIONE MAGNA ETIA MIRACULOR GLORIA TRADUCTAM IN SUFFIANO OBIIT AN 1258

EIUSO CORPUS IBI CONDITU AD BUIFORCU INDE FUIT TRANSLATU UBI USQ. AD HANC DIEM SERVATVR AC COLITUR CIVI AUTEM SUO EFFIGIE IN AULA PUB. LAURENSES PUB. CONCILIO DD”

Il testo tradotto in italiano: 

“San Liberato, dei conti di Brunforte o di Soffiano, nato a Loro, luce e ornamento dell'Ordine Francescano dei Frati Minori. Nel quale, dopo aver condotto una vita di singolare innocenza, di assidua contemplazione delle cose divine e anche di grande gloria per i miracoli, morì a Soffiano nell'anno 1258. Il corpo dello stesso, lì sepolto, fu poi traslato a Brunforte, dove fino al giorno d'oggi è conservato e venerato. I loresi, con pubblico consiglio, donarono nella sala pubblica l'effigie a questo loro concittadino.”

Il cartiglio posizionato al di sotto del dipinto costituisce un documento storico di fondamentale importanza per comprendere la ricezione della figura di Liberato e la storia istituzionale del territorio, sebbene presenti alcune incongruenze storiche rispetto ad altre fonti documentarie. L'iscrizione esordisce definendo il frate come “SANCTUS LIBERATUS”. Si tratta di un'attribuzione impropria dal punto di vista canonico poichè Liberato non è mai stato ufficialmente canonizzato L'uso del termine “Santo” nel cartiglio testimonia la forte devozione locale e una radicata tradizione popolare che lo considerava tale a prescindere dall ufficialità ecclesiastica. Il testo cita esplicitamente le origini del frate, ricollegandolo alla nobile e potente famiglia dei signori di Brunforte. Un altro dato discorde riguarda la cronologia: l'iscrizione colloca la morte di Liberato nell'anno 1258. Tuttavia, l'incrocio con altre fonti storiche e biografie francescane suggerisce che la scomparsa del beato sia avvenuta sensibilmente prima, intorno agli anni '30 del Duecento. L'ultima informazione fornita dal cartiglio riguarda la genesi del dipinto stesso. L'opera non nacque per una collocazione strettamente religiosa, bensì su pubblica commissione. Fu realizzata specificamente per ornare una sala pubblica del palazzo comunale. Questo sottolinea come la figura di Liberato non fosse solo un simbolo religioso, ma un vero e proprio patrono civico e identitario per l'intera comunità e per le magistrature cittadine dell'epoca.

In conclusione, tra i diversi processi volti a rivendicarne la patria d’origine, le discussioni sui miracoli e sulle sue presunte origini nobili o meno, Liberato da Loro Piceno non venne più riconosciuto come santo e da allora si parla di lui come beato. Infatti nel 1868 per volere del priore di Loro don Francesco Barbarossa e dell’Ordine dei Frati Minori si riaprì la causa terminata il 26 settembre con il riconoscimento della Messa e dell’Ufficio in onore del santo, con sentenza approvata da papa Pio IX. L’Ordine dei Frati Minori, l’Arcidiocesi di Fermo e la Diocesi di Camerino celebrano la sua festa il 6 settembre.
Bibliografia e note

La chiesa non è più agibile dal terremoto del 1997.

Archivio Storico Comunale di Loro Piceno, Libro dei consigli della Comunità di Loro 1753 - 1759, pag. 331.

3 La chiesa è attualmente chiusa, ma in fase di restauro post sisma del 2016.

Catalogo Generale dei Beni Culturali, "Apparizione della Madonna al Beato Liberato da Loro Piceno", scheda n. 1100170426.

Altre fonti:

http://id.sbn.it/bid/CFI0418553 Loro Piceno, 1998, Consolati, Mucci, Nalli pp. 188-190, 204-218 

https://it.wikipedia.org/wiki/Liberato_da_Loro 

https://catalogo.beniculturali.it/detail/HistoricOrArtisticProperty/1100170426

https://it.wikipedia.org/wiki/Pietro_da_Macerata 

https://it.wikipedia.org/wiki/Ordine_dei_frati_minori 

https://www.cultodivino.va/it/chi-siamo/storia/la-sacra-congregazione-dei-riti.html

Risorse collegate
Libro dei consigli della Comunità di Loro 1753 - 1759
Archivio Storico di Loro Piceno

Libro dei consigli della Comunità di Loro 1753 - 1759

Consigli 1753 - 1759
Volume 936 pagine