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Papa Pio VI e la rinascita di Treia

Dal monumento in suo onore al ritorno dell'antico nome di Treia: il pontificato che cambiò il destino della città

Pio VI, al secolo Giovanni Angelo Braschi, fu papa dal 1775 al 1799 e uno dei pontefici più legati al territorio marchigiano. Con la città di Treia ebbe un rapporto particolarmente significativo: sostenne e favorì lo sviluppo del centro, promuovendone il prestigio culturale e istituzionale all’interno dello Stato Pontificio. Durante il suo pontificato la città beneficiò della sua attenzione e del suo sostegno, che contribuirono a rafforzarne il ruolo e l’importanza nella regione, lasciando un segno duraturo nella storia e nella memoria della comunità treiese.

Nel suo pontificato, Pio VI promosse numerose iniziative, soprattutto in ambito agricolo. Tra le più importanti si ricorda la bonifica dell’Agro Pontino e la fondazione di accademie agrarie nello Stato Pontificio. Tra queste, un ruolo di primo piano ebbero quelle marchigiane, e in particolare quella di Treia, dove l’Accademia dei Sollevati fu trasformata nell’ nel 1778, divenendo la prima accademia agraria dello Stato Pontificio, con l’obiettivo di favorire lo sviluppo degli studi economici e il rinnovamento dell’agricoltura.

Negli stessi anni, tra il 1781 e il 1782, il papa accolse la proposta di alcuni accademici treiesi di istituire un reclusorio in cui i giovani detenuti potessero essere avviati ad attività lavorative. Da questa iniziativa nacque prima una scuola di filatura e, nel 1784, le  (scopri storia).

In segno di riconoscenza per queste opere, le autorità treiesi decisero di dedicare al pontefice un monumento pubblico. Il Consiglio di Credenza del 2 aprile e il Consiglio Generale del 3 aprile 1782 decretarono così l’erezione, nella piazza principale del paese, di un sontuoso monumento a Pio VI, con un grande busto in bronzo a memoria delle Pie Case di Correzione e di Lavoro sorte in città.


Monumento a Pio VI

Di seguito la trascrizione a vista del passo in cui il consiglio di Credenza propone l’erezione del semibusto in onore del Pontefice1

[Note a margine sinistro:] “Erezzione del 

Semibusto

obseq[uio] P: [io] V:[I]

1: La Sovrana magnificenza, che in questo tratto di Sovrana sua degnazione ha dimostrato alla nostra Patria il sem-

pre grande, ed immortale Pio Vi glorioso Regnante siccome formerà (..) (…) noi la più (..),

la più memoranda, così in umil tributo di riconoscenza dolcemente ci chiama ad eternar la me-

moria con un perenne monumento, se non degno di tanto Sovrano, ad onorarne almeno la improntato almeno la gratitudi-

ne, che dobbiamo come sudditi riconoscenti a sì benefico Principe. Senza mandare pertanto in qualun-

que ha beneficiato la stessa nostra Patria sino nei scorsi mesi colla erez.[io]ne di un Reclusorio a sollievo 

de' poveri, ed ad impiego, e castigo de' discoli, ed oziosi, che un di sarà di molto profitto alla Popolazione

(…) ognam sa qual siano ceto di clementi disposti di distinguer a sempre più espressa alli eccllent[issimi]

Deputati, che (…) (…) li comuni sentimenti di grazia del Nostro Pubblico, e de' passati giorni in Tolentino agli altri due fasti uni.[tamente] parte del Reclusorio o l’altro (..) della nostra

Accademia de' Gergofili, li quali ebbero il consenso, ed onore non solo di esser ammessi al bacio del 

Santo Piede, ma ezziandio distinti con udienza particolare, di proporre (…) di erigere a gloria del Sommo

Regnante un semibusto di bronzo in un sito più proporzionato di questa nostra pubblica Piazza 

con quella maestà, e decoro, che sia proprio del nostro Pubblico, giacché questo non ha forte (…)

conserva al mondo passo, la generosa speranza di si (…) Sommo Pontefice.”

In sintesi, il consiglio dichiara di voler “erigere a gloria del Sommo Regnante un semibusto di bronzo in un sito più proporzionato di questa nostra pubblica Piazza”, quindi che questo monumento sia in un punto ben visibile della piazza, in segno di ringraziamento per l’ “erez.[io]ne di un Reclusorio a sollievo de' poveri, ed ad impiego, e castigo de' discoli, ed oziosi, che un di sarà di molto profitto alla Popolazione”. Il motivo del ringraziamento è per l’erezione del reclusorio, o della casa di correzione, aspetto che avrebbe aiutato i poveri, trovandogli un impiego e creando al contempo vestiti a basso costo, ma anche per l’impiego di quei giovani definiti discoli e oziosi, più scapestrati della città, spesso si trattava di detenuti. 

Il giorno seguente il Consiglio generale si riunisce affrontando ancora il tema del monumento al papa.

Di seguito la trascrizione2:

“super p.[ri]ma = Sono così singolari i benefizj, co' quali ha voluto distinguere il glorioso

Sovrano Pio VI la nostra Patria, che impegnano tutti Noi a palesarli al

mondo con un'eterna memoria. Sembra dunque, che venir al dovere ver-

so tanto Principe la riconoscenza de' Sudditi, non possa esservi altro compenso

adattato alla debolezza delle nostre forze, che di eseguire il pensiero espres-

so in Proposta. Perciò sarei di senso, che cogli suffragj della Magistratura

di un Bussolo (consultato però il pto 3 e salvo l'emolumento, che deve darsi an-

nualm.[en]te al M[aest]ro di Cappella) sulla scorta del disegno da richiedersi al celebre

Architetto S.[or] Andrea Vici si alzasse in questa pubblica Piazza un semibusto di bronzo

con quella pulitezza, se non corrispondente all' Augusto regnante, proporzionata alme-

no al decoro del nostro Pubblico, e per l'esecuzione di un Monumento così necessario,

previa la licenza della S.[acra] Cong.[regazion]e del Buon Governo, nominare i Deputati li S.[ig.or]i Filip-

po Acquaticci, Giuseppe Santamariabella e Carlantonio Didimi, quando tanto pia-

cerà a questo Generale Consiglio = Dicti[s] votis palam additis.”

Il Consiglio generale sente il dovere di dedicare al Sommo Pontefice un monumento, seppur nei limiti delle finanze locali ("adattato alla debolezza delle nostre forze"). Per il progetto si decide di affidarsi a un professionista di grandissimo rilievo: il "celebre architetto" Andrea Vici, uno dei più importanti architetti neoclassici dell'epoca, allievo del Vanvitelli. La proposta deve passare attraverso il voto della Magistratura locale, tramite un "bussolo", ovvero una votazione segreta. Si specifica inoltre che la spesa non deve intaccare lo stipendio annuale dovuto al Maestro di Cappella, che è necessaria l'autorizzazione ufficiale della Sacra Congregazione del Buon Governo a Roma e che per seguire i lavori vengono nominati tre deputati (rappresentanti) locali: Filippo Acquaticci, Giuseppe Santamariabella e Carlantonio Didimi.

Inaugurato nel 1785, il monumento a Pio VI si trova tutt'oggi in piazza della Repubblica a Treia, posizionato lungo la balaustra che regala una splendida vista sul panorama circostante. L'opera si presenta con la sua esedra in travertino, caratterizzata da sei colonne a semicerchio che sorreggono il timpano sopra il quale è posto lo stemma di papa Braschi (Pio VI). All'interno di questa struttura è custodito il semibusto in bronzo del Pontefice ruotato di tre quarti. Alcuni dettagli decorativi arricchiscono ulteriormente il monumento, infatti nel catino absidale è presente un sole bronzeo e sulla sommità dallo stemma si aprono due cornucopie che scendono elegantemente lungo il perimetro. Il busto del pontefice è stato realizzato su disegno di Andrea Vici, modellato dal cesenate Giacomo Zoffoli e fuso dal cittadino montecchiese Antonio Calamanti e approvato anche dallo stesso pontefice prima di essere posizionato a Treia3.


Da Montecchio a Treia

Ma non finisce qui, perché il 2 luglio del 1790 con la Enixum animi nostri studium” eleva la città di Montecchio al rango di Terra, restituendole anche l’antico nome di Treja, poi divenuto Treia. Il significato del titolo della bolla è “con il massimo impegno del nostro animo" e questa espressione veniva usata per indicare una dedizione assoluta e appassionata verso un obiettivo, in questo caso quello dei cittadini treiesi per il cambio denominazione. La pergamena originale è oggi conservata dall’Accademia Georgica. In essa sono descritti tutti i motivi che hanno portato il papa a eleggere la città Treia, tra cui l’elevato numero di abitanti, i nuovi edifici sorti nel centro storico, il suolo fertile e la forte devozione della popolazione con le numerose chiese. 

Ancor prima dell'emanazione ufficiale della bolla pontificia, il registro delle Riformanze (1779-1791) custodisce già la formale accettazione del cambio di nome della comunità. La svolta decisiva viene registrata nella seduta del Consiglio di Credenza del 24 marzo 1790, giorno in cui viene presentata una storica proposta. In questo atto si celebra solennemente la grazia con cui il pontefice Pio VI ha voluto reintegrare la terra di Montecchio al nome e agli onori dell' “antica Treja”, esaltandone le gloriose origini di Municipio romano e decorando ufficialmente l'abitato con il rango e i gradi di Città. Accanto al riscatto identitario, la proposta dà conto di un'importante concessione sul piano ecclesiastico: per venire incontro alle esigenze spirituali della popolazione ed evitarle il gravoso disagio di dover ricorrere per ogni minima necessità alla lontana cattedra vescovile (“troppo lontana dalla sede del suo Pastore”), il Papa istituisce un Vicario munito di ampie facoltà, figura individuata nell'Arcivescovo di Camerino pro tempore.

Di seguito si riporta la trascrizione integrale del passo4:

“Alle altre munificenze a tutti ben note, che il graziosissimo nostro Sovrano Pio VI felicem.te Regnante 

alla nostra Patria benignam.te concedere si è degnato ancora di aggiungere la maggiore con decorarla ai Gradi, ed ono=

ri scrissi di Città col reintegrarla al nome, ed alle onorificenze dell'antica Treja Munici=

pio dei Romani, da cui Essa trae l'origine; ed avendo anche a cuore il maggior spiritua=

le vantaggio di questa Popolazione Troppo lontana dalla sede del suo Pastore, si è degnato accordare al Vicario, che sarà ad eleggere Mons.re Arcivescovo di Camerino pro 

tempore delle ample facoltà, onde meglio provvedere ai bisogni di essa, cui spesso 

soverchio incomodo ricorrere anche p[er] picciole cosa si di lontano; non contenta 

la Santità Sua, che le suppliche p[er] tali concessioni siano state allo scettro suo 

Trono umiliate di espressa commissione di molta parte dei Cittadini, col tacito, 

e non equivoco consenso della totalità, ha voluto, che nel pres. Cons:° esso assen=

so e più chiaram.te si manifesti onde alle necessarie spese accedendo si possi=

no conseguire le sovrane sue Clemenzissime Beneficenze

Agimus 

F. Fedeli Sec”


Beato Pietro da Treia

Altro legame della città di Treia con papa Pio VI è la beatificazione di Pietro da Treia. Il francescano morto in odore di santità, e avendo già operato dei miracoli non era stato riconosciuto dalla Chiesa come beato o santo, anche se tra i credenti lo definivano già tale. Solamente il 31 agosto del 1793 papa Braschi confermò il culto e il titolo di beato, concedendo l’ufficio e la messa proprio in onore del beato Pietro (scopri storia).


Bibliografia e note

1 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1779 - 1791, pag. 160.

2 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1779 - 1791, pag. 161.

3 L'Accademia Georgica e i saperi del tempo: dalla ricerca delle tecniche agricole alla digitalizzazione del patrimonio librario antico, pag. 44-45.

4 Archivio Storico di Treia, Riformanze 1779 - 1791, pag. 493.


Altre fonti:

https://it.wikipedia.org/wiki/Papa_Pio_VI  

https://www.cronachemaceratesi.it/2017/10/08/pio-vi-a-300-anni-della-nascitaun-legame-antico-con-treia/1019071/  

https://proposteericerche.univpm.it/files/a179b8ab6ef57087d.pdf  

http://id.sbn.it/bid/UMC1032767 L'Accademia Georgica e i saperi del tempo dalla ricerca delle tecniche agricole alla digitalizzazione del patrimonio librario antico, Treia, Accademia Georgica, 2021. 

Risorse collegate
Riformanze 1779 - 1791
Archivio Storico di Treia

Riformanze 1779 - 1791

Comune di Treia
Volume 546 pagine